Suor Susana, Maestra delle novizie e Responsabile del Noviziato Internazionale in Portogallo

Articolo dei nostri esperti 💟

 

Suor Susana, Maestra delle novizie e Responsabile del Noviziato Internazionale in Portogallo

 

Vi presentiamo Suor Susana, maestra delle novizie, responsabile del noviziato (tappa formativa di preparazione delle Suore alla Consacrazione religiosa nella Congregazione), laureata in Infermeria e in Scienze religiose.

Attualmente, si trova nella residenza delle Suore del centro di Condeixa-a-Nova (Irmãs Hospitaleiras Condeixa-a-Nova), dove è responsabile del noviziato internazionale, un “villaggio globale” di Suore di diverse nazionalità e culture.

Ha frequentato la scuola per formatrici a Salamanca “Josefinato”.

 

  1. Come maestra delle novizie e responsabile del noviziato internazionale, puoi dirci di più sul tuo lavoro quotidiano e su come prepari le suore alla consacrazione religiosa in un ambiente interculturale?

Nella missione che mi è stata affidata come formatrice, cerco di dialogare e di discernere con le sorelle dell’equipe ciò che aiuta le giovani a progredire per «essere tutta di Dio» al servizio di coloro che soffrono. L’ambiente interculturale è una ricchezza, è come avere il “mondo” nella medesima casa e, al contempo, è una sfida far sì che ciascuna novizia sperimenti l’accoglienza e la comprensione affinché possa abbandonarsi nella mani del Divino Vasaio che sa cosa bisogna modellare.

 

  1. Quale ritieni essere l’aspetto più gratificante nell’accompagnare le nuove Suore nel loro cammino di consacrazione religiosa?

Uno degli aspetti che ritengo essere più gratificante in questa missione di accompagnamento, è vederle crescere interiormente, ascoltarle condividere e riconoscere che Dio fa meraviglie nel cammino di ciascuna di loro. Sono molto grata di poter ascoltare una forte esperienza di incontro con Dio, sia essa nella preghiera o nel servizio alle “Vive immagini di Gesù”.

 

  1. Oltre alla formazione religiosa, quali altre attitudini o qualità si cerca di coltivare nelle novizie durante il loro periodo di formazione?

La formazione di una Suora Ospedaliera è un cammino che ci conduce verso una progressiva configurazione con Cristo compassionevole e misericordioso, cercando di pensare, amare e desiderare come Lui, e ciò implica conoscere sé stessa e sviluppare la capacità di dialogo e di discernimento, coltivando valori ospedalieri come la sensibilità verso gli esclusi e il servizio, l’accoglienza, la compassione, e le virtù ospedaliere quali la carità, la sollecitudine, la disponibilità e la mansuetudine.

La formazione è integrale, tiene conto di tutte le dimensioni: la conoscenza di sé, la relazione con Dio e con gli altri, vivendo esperienze di servizio e cura ai fratelli e sorelle che sperimentano la malattia o hanno bisogno di aiuto.

 

  1. Raccontaci un’esperienza o una sfida significativa che hai affrontato nel lavoro con le Suore di diverse culture e come l’hai fronteggiata dal punto di vista dell’ospitalità.

Una delle esperienze più significative nel condividere la vita con giovani suore di diverse culture, è stata lo scoprire l’importanza di apprezzare un gesto o un regalo, non soltanto il giorno in cui lo si riceve, ma anche il giorno seguente. Sembra poca cosa, ma è preziosa. Da questa esperienza, ho capito che ascoltare e dare spazio mi aiuta a comprendere, a rispettare, a togliermi le scarpe per accogliere il mistero dell’altro. A lasciarmi evangelizzare dai semi del Vangelo che sono presenti e vive nelle altre culture.

 

  1. Sei un’infermiera. Come integri la tua formazione in infermeria nel tuo lavoro di formazione e accompagnamento spirituale delle novizie?

È uno degli aspetti che ci illumina per rileggere e accompagnare l’esperienza del servizio, della pratica dell’Ospitalità. Ciò che facciamo, diciamo e curiamo, è fatto a Gesù stesso, in una condivisione arricchente di tanti attori, una equipe interdisciplinare che mette al centro la persona assistita e abbraccia la missione con grande dedizione e qualità professionale. Sensibilità innanzi alle ferite che portiamo dentro, alcune guarite altre bisognose di guarigione. La delicatezza nell’approccio, la pazienza e la speranza, aiutano nel processo.

 

  1. Secondo te, quali sono i valori e i principi fondamentali che guidano l’operato delle Suore Ospedaliere in un mondo sempre più diversificato e interconnesso?

Credo che in un mondo così diverso e interconnesso risplenda la luce del nostro carisma, che è l’Ospitalità, matrice dei valori che ci guidano: siamo una casa aperta, dove chi arriva (anche se straniero) si sente accolto, ma siamo anche un rifugio in divenire quando andiamo incontro a chi vive ai margini. Osserviamo le possibilità che possono nascondersi e inventiamo forme di misericordia, liberazione, guarigione e integrazione.

 

  1. Come credi che l’interculturalità contribuisca alla missione globale delle Suore Ospedaliere e al riflesso del Sacro Cuore di Gesù nella cura dei più bisognosi?

L’interculturalità vissuta in comunità contribuisce a sviluppare la volontà di uscire da sé stessi e l’attitudine ad accogliere e valorizzare la differenza come una ricchezza. L’unione dei cuori, sognata e vissuta dalle nostre prime sorelle, e la relazione con Dio, che è comunione, “ci porta a scoprire l’impronta di Dio nella nostra stessa vita e in tutta la creazione” e, soprattutto, a riconoscere Dio nelle persone che serviamo, (Costituzioni, 11).

Gesù visse la compassione e la misericordia, rivelando il cuore del Padre, sensibile verso i malati e gli emarginati, curandoli, integrandoli ed edificandoli. Come Congregazione, siamo una grande famiglia, con i nostri volti esprimiamo la profondità dell’universalità, espressa dal nostro Fondatore San Benedetto Menni: “Questo amore non ha limiti, non può dire basta”, (Lettera 587).

Siamo nate in luoghi diversi, però tutte noi, come consacrate, sorelle le une delle altre e serve dei nostri malati, siamo apprendiste della Divina Samaritana, che cura le ferite versandovi sopra l’olio della consolazione, facendo sentire a tutti che “una persona vale più del mondo intero”, (lettera 144).

 

  1. Cosa diresti a chi si pone la vocazione alla vita consacrata?

Le direi soltanto che, se sente il suo cuore ardere, è bene che faccia un respiro e si prenda del tempo di qualità per farsi incontrare e condividere i sentimenti che si agitano nel suo cuore. La inviterei ad ascoltare il sogno di Dio con sincerità e apertura. Forse, la aiuterebbe porsi la domanda che Maria Josefa e Maria Angustias si ponevano nella loro ricerca interiore:

“Ci siamo affidate alla misericordia del Signore e chiedendo il suo aiuto abbiamo detto con tenerezza: “Gesù mio, che cosa vuoi da noi?” (Relazione sulle Origini, p.81).

Scopri dove si trova il tuo tesoro e troverai dov’è il tuo cuore.

 

  1. Infine, puoi condividere qualche consiglio o lezione importante che hai imparato durante i tuoi anni di servizio nelle Suore Ospedaliere?

 Una delle lezioni più belle e importanti che ho imparato vivendo la nostra “bellissima vocazione di carità” (lettera 7), è legata al servizio: “In che modo l’incontro con la persona che soffre si trasforma, come un dono, in un incontro con Dio?”

Dio mi parla senza parole, mi comunica tanto senza commuovermi e mi sorprende volendomi accogliere nel suo cuore. Mi sento piccola per essere stata scelta per una missione così bella, e molto felice di sentire che il Signore continua a chiamarmi per seguirlo e mi invia a offrirmi totalmente al suo servizio nell’ospitalità.