Articolo dei nostri esperti
Suor Susana, Maestra delle novizie e Responsabile del Noviziato Internazionale in Portogallo
Vi presentiamo Suor Susana, maestra delle novizie, responsabile del noviziato (tappa formativa di preparazione delle Suore alla Consacrazione religiosa nella Congregazione), laureata in Infermeria e in Scienze religiose.
Attualmente, si trova nella residenza delle Suore del centro di Condeixa-a-Nova (Irmãs Hospitaleiras Condeixa-a-Nova), dove è responsabile del noviziato internazionale, un “villaggio globale” di Suore di diverse nazionalità e culture.
Ha frequentato la scuola per formatrici a Salamanca “Josefinato”.
- Come maestra delle novizie e responsabile del noviziato internazionale, puoi dirci di più sul tuo lavoro quotidiano e su come prepari le suore alla consacrazione religiosa in un ambiente interculturale?
Nella missione che mi è stata affidata come formatrice, cerco di dialogare e di discernere con le sorelle dell’equipe ciò che aiuta le giovani a progredire per «essere tutta di Dio» al servizio di coloro che soffrono. L’ambiente interculturale è una ricchezza, è come avere il “mondo” nella medesima casa e, al contempo, è una sfida far sì che ciascuna novizia sperimenti l’accoglienza e la comprensione affinché possa abbandonarsi nella mani del Divino Vasaio che sa cosa bisogna modellare.
- Quale ritieni essere l’aspetto più gratificante nell’accompagnare le nuove Suore nel loro cammino di consacrazione religiosa?
Uno degli aspetti che ritengo essere più gratificante in questa missione di accompagnamento, è vederle crescere interiormente, ascoltarle condividere e riconoscere che Dio fa meraviglie nel cammino di ciascuna di loro. Sono molto grata di poter ascoltare una forte esperienza di incontro con Dio, sia essa nella preghiera o nel servizio alle “Vive immagini di Gesù”.
- Oltre alla formazione religiosa, quali altre attitudini o qualità si cerca di coltivare nelle novizie durante il loro periodo di formazione?
La formazione di una Suora Ospedaliera è un cammino che ci conduce verso una progressiva configurazione con Cristo compassionevole e misericordioso, cercando di pensare, amare e desiderare come Lui, e ciò implica conoscere sé stessa e sviluppare la capacità di dialogo e di discernimento, coltivando valori ospedalieri come la sensibilità verso gli esclusi e il servizio, l’accoglienza, la compassione, e le virtù ospedaliere quali la carità, la sollecitudine, la disponibilità e la mansuetudine.
La formazione è integrale, tiene conto di tutte le dimensioni: la conoscenza di sé, la relazione con Dio e con gli altri, vivendo esperienze di servizio e cura ai fratelli e sorelle che sperimentano la malattia o hanno bisogno di aiuto.
- Raccontaci un’esperienza o una sfida significativa che hai affrontato nel lavoro con le Suore di diverse culture e come l’hai fronteggiata dal punto di vista dell’ospitalità.
Una delle esperienze più significative nel condividere la vita con giovani suore di diverse culture, è stata lo scoprire l’importanza di apprezzare un gesto o un regalo, non soltanto il giorno in cui lo si riceve, ma anche il giorno seguente. Sembra poca cosa, ma è preziosa. Da questa esperienza, ho capito che ascoltare e dare spazio mi aiuta a comprendere, a rispettare, a togliermi le scarpe per accogliere il mistero dell’altro. A lasciarmi evangelizzare dai semi del Vangelo che sono presenti e vive nelle altre culture.
- Sei un’infermiera. Come integri la tua formazione in infermeria nel tuo lavoro di formazione e accompagnamento spirituale delle novizie?
È uno degli aspetti che ci illumina per rileggere e accompagnare l’esperienza del servizio, della pratica dell’Ospitalità. Ciò che facciamo, diciamo e curiamo, è fatto a Gesù stesso, in una condivisione arricchente di tanti attori, una equipe interdisciplinare che mette al centro la persona assistita e abbraccia la missione con grande dedizione e qualità professionale. Sensibilità innanzi alle ferite che portiamo dentro, alcune guarite altre bisognose di guarigione. La delicatezza nell’approccio, la pazienza e la speranza, aiutano nel processo.
- Secondo te, quali sono i valori e i principi fondamentali che guidano l’operato delle Suore Ospedaliere in un mondo sempre più diversificato e interconnesso?
Credo che in un mondo così diverso e interconnesso risplenda la luce del nostro carisma, che è l’Ospitalità, matrice dei valori che ci guidano: siamo una casa aperta, dove chi arriva (anche se straniero) si sente accolto, ma siamo anche un rifugio in divenire quando andiamo incontro a chi vive ai margini. Osserviamo le possibilità che possono nascondersi e inventiamo forme di misericordia, liberazione, guarigione e integrazione.
- Come credi che l’interculturalità contribuisca alla missione globale delle Suore Ospedaliere e al riflesso del Sacro Cuore di Gesù nella cura dei più bisognosi?
L’interculturalità vissuta in comunità contribuisce a sviluppare la volontà di uscire da sé stessi e l’attitudine ad accogliere e valorizzare la differenza come una ricchezza. L’unione dei cuori, sognata e vissuta dalle nostre prime sorelle, e la relazione con Dio, che è comunione, “ci porta a scoprire l’impronta di Dio nella nostra stessa vita e in tutta la creazione” e, soprattutto, a riconoscere Dio nelle persone che serviamo, (Costituzioni, 11).
Gesù visse la compassione e la misericordia, rivelando il cuore del Padre, sensibile verso i malati e gli emarginati, curandoli, integrandoli ed edificandoli. Come Congregazione, siamo una grande famiglia, con i nostri volti esprimiamo la profondità dell’universalità, espressa dal nostro Fondatore San Benedetto Menni: “Questo amore non ha limiti, non può dire basta”, (Lettera 587).
Siamo nate in luoghi diversi, però tutte noi, come consacrate, sorelle le une delle altre e serve dei nostri malati, siamo apprendiste della Divina Samaritana, che cura le ferite versandovi sopra l’olio della consolazione, facendo sentire a tutti che “una persona vale più del mondo intero”, (lettera 144).
- Cosa diresti a chi si pone la vocazione alla vita consacrata?
Le direi soltanto che, se sente il suo cuore ardere, è bene che faccia un respiro e si prenda del tempo di qualità per farsi incontrare e condividere i sentimenti che si agitano nel suo cuore. La inviterei ad ascoltare il sogno di Dio con sincerità e apertura. Forse, la aiuterebbe porsi la domanda che Maria Josefa e Maria Angustias si ponevano nella loro ricerca interiore:
“Ci siamo affidate alla misericordia del Signore e chiedendo il suo aiuto abbiamo detto con tenerezza: “Gesù mio, che cosa vuoi da noi?” (Relazione sulle Origini, p.81).
Scopri dove si trova il tuo tesoro e troverai dov’è il tuo cuore.
- Infine, puoi condividere qualche consiglio o lezione importante che hai imparato durante i tuoi anni di servizio nelle Suore Ospedaliere?
Una delle lezioni più belle e importanti che ho imparato vivendo la nostra “bellissima vocazione di carità” (lettera 7), è legata al servizio: “In che modo l’incontro con la persona che soffre si trasforma, come un dono, in un incontro con Dio?”
Dio mi parla senza parole, mi comunica tanto senza commuovermi e mi sorprende volendomi accogliere nel suo cuore. Mi sento piccola per essere stata scelta per una missione così bella, e molto felice di sentire che il Signore continua a chiamarmi per seguirlo e mi invia a offrirmi totalmente al suo servizio nell’ospitalità.